Lo scorso 12 ottobre, tra la Giornata del Camminare, la Giornata delle Bandiere Arancioni, la Maratona Culturale del FAI ed altre iniziative simili, moltissime persone sono andate alla scoperta e/o riscoperta dei propri territori.
Io stessa non mi sono sottratta e dopo una giornata passata a riscoprire i miei luoghi, quanto meraviglioso fosse il panorama che mi si stagliava di fronte e quanto rincuorante fosse condividere tutto questo con gli altri senza fretta, ma a ritmo umano, mi è venuta voglia di riparlare di bellezza. Ma mentre io, come altri mi godevo le italiche bellezze, i genovesi lottavano contro il fango.
E non importa dove io, o tutti gli altri abbiamo passeggiato, ma sono certa che tutti coloro che hanno deciso di aderire a una delle tante iniziative dedicate alla ricchezza di patrimonio di cui l’Italia intera è disseminata, alla fine come me, hanno avuto la possibilità di guardare i luoghi nei quali vivono con occhi diversi, hanno riscoperto angoli ormai dimenticati e rapporti sociali sottostimati e forse proprio come me se ne sono sentiti orgogliosi.
Sì, perché ciò che caratterizza e distingue l’Italia è ancora, nonostante tutto, la bellezza disseminata anche dove meno te l’ aspetti. Purtroppo però, tutta questa bellezza si trova alla mercé delle cosiddette “bombe d’acqua”. Solo che in meteorologia la “bomba d’acqua” non esiste, esistono i nubifragi, cioè forti temporali.
Senza dubbio i nubifragi, negli ultimi anni sono aumentati a causa del cambiamento climatico, che dovrebbe decisamente essere affrontato dagli amministratori in modo più sistematico, ma ci sono aree geografiche caratterizzate da rilievi e situate vicino al mare in cui, da sempre, questo fenomeno è più frequente. In Italia abbiamo inventato la bomba d’acqua, quasi a voler far intendere che i disastri che si verificano dopo i violenti nubifragi, più o meno prevedibili, non siano anche causa dell’incuria dell’uomo.
Invece se è vero che le nostre identità, i nostri patrimoni sociali, le nostre radici potrebbero essere il nostro punto di partenza per approdare a un futuro che vada oltre la crisi, se è vero che la bellezza rappresenta la nostra principale risorsa ed è il nostro giacimento di ricchezza, dovremmo prendercene maggiore cura e farne un utilizzo più intelligente.
Credo che nel Bel Paese ogni azione politica tesa alla crescita sostenibile e al superamento della crisi non possa non puntare anche sull’unicità del suo territorio, senza lasciarlo alla mercé delle bombe d’acqua.
Bisognerebbe prestare maggiore attenzione all’amministrazione di un tale ingente capitale di risorse naturalistiche e paesaggistiche. Invece l’Italia, nonostante le risorse di tale valore e ricchezza che possiede, nonostante tanta bellezza da tutelare e gestire, è anche il Paese che non è stato capace di spendere 2 miliardi già stanziati per il dissesto idrogeologico di varie aree del Paese.
Foto: italianbotanicalheritage.com
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